Zone morte ipossiche
Una zona morta è un'area costiera o estuarina in cui l'ossigeno disciolto nelle acque di fondo scende al di sotto di circa 2 mg/L per periodi prolungati, causata da fioriture algali alimentate da nutrienti la cui decomposizione, dopo la morte, consuma ossigeno più velocemente di quanto la stratificazione o il debole rimescolamento possano reintegrarlo; il Golfo del Messico, il Mar Baltico e la Chesapeake Bay sono tra gli esempi più grandi e monitorati a lungo termine in tutto il mondo. Il meccanismo è direttamente rilevante per l'acquacoltura situata nelle vicinanze: il carico di nutrienti proveniente dal deflusso agricolo, dagli scarichi urbani e, in alcuni casi regionali documentati, dall'acquacoltura stessa, si combina con la stratificazione naturale per creare zone morte stagionali che possono espandersi fino a inghiottire un sito di allevamento precedentemente sano nel giro di pochi giorni a causa di un evento di stratificazione o di vento, causando mortalità di massa senza alcun preavviso se non quello fornito da un sensore di ossigeno disciolto. Le zone morte vengono mappate e monitorate attraverso reti governative e di ricerca che pubblicano previsioni sull'estensione stagionale, che gli allevamenti nelle regioni colpite utilizzano sempre più spesso per pianificare l'immissione degli stock, regolare la profondità o programmare raccolte temporanee prima di un'espansione prevista. Il recupero da un evento di zona morta è lento perché la domanda di ossigeno dei sedimenti rimane elevata per settimane dopo che la colonna d'acqua si è riossigenata, il che significa che il rischio non termina nel momento in cui le condizioni superficiali tornano alla normalità.